martedì 9 luglio 2013
Mino De Santis alla Feltrinelli Point di Lecce in occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro Muddhriche (Ululati, Lupo editore)
Appuntamento imperdibile in
questa calda estate alla Libreria Feltrinelli Point di Lecce con la
presentazione del nuovo cd di Mino De Santis “Muddhriche” (Ululati-Lupo
Editore). Introduce il cantautore Stefano Donno
Giovedì 11 luglio 2013, ore 20.00
- Libreria Feltrinelli Point - via Felice Cavallotti, 7/A - LECCE.
Ogni qual volta si ascolta Mino
De Santis, si hanno ben chiare le sue radici, la sua storia, le origini
musicali e i suoi ascolti al juke box. La voce e l'ironia amara di De Andrè, ma
anche l'impegno di Stefano Rosso o la compostezza di Paolo Conte. Ma per non
abbandonarsi a facili semplificazioni, bisogna fermarsi un attimo e rimettere
play. Mino De Santis è a tutti gli effetti un fuoriclasse, unico nel suo genere
perché ama ancora raccontare e lo fa come potrebbe fare un fotografo con le sue
istantanee, un pittore impressionista nel fermare tutto su una tela o il saggio
del paese nel riferire vizi e virtù della sua gente. Con dovizia e ironia.
Anche in questo terzo album
“Muddhriche” prodotto dall'etichetta Ululati (Lupo Editore) si raccolgono
piccoli momenti di vita quotidiana, come fossero proprio molliche minute ed
essenziali, messe insieme per farne pane e nutrimento. Ci sono le
"macchiette", i personaggi del paese: “Lu prete” scaltro e smaliziato
o la “La bizoca e la svergognata”, apparentemente diverse ma "le stesse e
l'hanno sempre saputo".
C'è la bellezza e la malinconia degli
"Anni" passati tra casa, chiesa e sogni di libertà ma anche il sud
amaro dei “Pezzenti” (feat Nando Popu/Sud Sound System), quegli immigrati
trattati come animali tra “patruni e capurali”, senza diritti o assistenza,
pagati venti euro alla giornata me definiti lo stesso invasori.
E tra
mandolino e fisarmonica, si continua a raccontare di quei “Radical chic”,
quelli bravi a dare definizioni, che hanno così poco da dire ma tanto da
parlare.
A poco a poco le “Muddhriche” compongono il quadro di un uomo che,
come ben rappresentato dalla copertina del disco, dall'alto, osserva, riconosce,
cerca di individuare quelle briciole, le piccole cose che continuano a dargli
godimento. È un carnevale di personaggi e situazioni, dove si respira a pieni
polmoni l'aria scanzonata di un bonaccio che ama quello che compone perché è il
suo modo di continuare a credere al sogno di anarchia.
Il Salento trova nuove parole,
quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto
l'animo e l'occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s'inchina e fa
riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero.
(Mauro Marino)
Mino De Santis è un ascolto che
il tempo e la pratica portano a metabolizzare. Non è la risata di turno ciò che
arriva e resta. Ma un ondulato senso di profondità che scolpisce immagini nella
memoria e libera l'ascolto dalla superficialità attorno (Erika Sorrenti e
Francesco Aprile)
Mino ha scritto una pagina di
canzone popolare vera, del popolo del Salento che si libera dalla pur splendida
prigionia del tamburello, dell'organetto e del violino e approda ad un
linguaggio nuovo, fatto di dialetto e di italiano colto al volo, masticato,
rimasticato e sputato fuori in una nuova forma di colostro, vero alimento con
il quale crescere i piccoli. Musica accattivante, di uno che sa suonare la
chitarra, la lascia nei suoi accordi semplici, quasi ondeggianti come un
materassino gonfiabile sulla bonaccia (Pino De Luca).
Autoironico e impietoso… lo
definirei un “verista” per come descrive la realtà sociale e soprattutto quella
di tanta umanità. Ha il suo modo singolare di vedere la realtà e di declinarla
in versi. È un sognatore ingenuo e intellettualmente onesto. Insofferente a
qualsiasi regola, non scenderebbe mai a compromessi, ha l'anima libera e resta
anarchico anche quando non sarebbe il caso. Ha una singolare genialità,
un'autentica vena artistica che differisce da qualsiasi accomodante musicalità
“popolare” oggi cosi volgarmente e insopportabilmente stereotipata (Giuseppe De
Santis).
INFO
Simone Annichiarico e il Music Summer Festival: �Amo tutta la musica. Non il rap�
Simone Annichiarico e il Music Summer Festival: �Amo tutta la musica. Non il rap�: Abbiamo incontrato il conduttore della nuova kermesse dell'estate in onda su Canale 5 ogni gioved� sera. Con grandi big tra i protagonisti: da Ramazzotti ad Antonello Venditti, da Pino Daniele a Emma
lunedì 8 luglio 2013
domenica 7 luglio 2013
sabato 6 luglio 2013
L'AUTENTICA STORIA DI OTRANTO NELLA GUERRA CONTRO I TURCHI. NUOVA LUCE SUGLI EVENTI DEL 1480-81 DALLE LETTERE CIFRATE TRA ERCOLE D’ESTE E I SUOI DIPLOMATICI DI DANIELE PALMA (KURUMUNY EDIZIONI)
Più di trecento lettere originali
presenti nell’Archivio di Stato di Modena – scritte nei giorni del conflitto e
in parte codificate con un alfabeto segreto per comunicare in modo riservato le
informazioni più delicate sui rapporti tra varie entità statuali, europee e
mediterranee – costituiscono la struttura fondamentale di questo volume sulla
guerra turca contro la Terra d’Otranto. Le risultanze che scaturiscono da tali
documenti sono confrontate con altri già editi, con la storiografia posteriore
e con la saggistica sull'argomento. Sul più vasto scenario della guerra che i
turchi portarono in Terra d’Otranto, se da un lato è stato scritto molto,
dall’altro sono rimaste molte questioni aperte. Lo stesso discorso vale,
naturalmente, per altre questioni, quali l’esatta cronologia dei vari episodi
in cui si dispiegò l’invasione turca o lo sterminio di centinaia di otrantini:
perché fu voluto e precisamente da chi, con quale criterio furono scelte le vittime, se ebbero la
possibilità di scampare alla morte riscattandosi o abiurando la loro fede,
se questo fu loro richiesto, e altro
ancora.
Daniele Palma - Daniele Palma, nato a Calimera (LE) nel 1952, forse
perché impaziente di dedicarsi alla neonata passione per l’astrofisica, nel
1970 conclude brillantemente gli studi classici saltando l’ultimo anno di
liceo. Negli anni seguenti, in effetti, studia fisica prima a Lecce e poi a
Roma, laureandosi nel 1975 con una tesi nella quale introduce un nuovo
parametro per lo studio di alcune caratteristiche degli ammassi globulari,
grandi concentrazioni di stelle intorno alla nostra galassia. Tra un esame e
l’altro trova il tempo di esprimere le sue opinioni – sulla politica,
sull’economia e sul costume – in vari giornali locali, spesso da lui stesso
fondati, diretti ecc.: forse, crede, per un residuo gusto per il componimento.
Intanto pubblica su riviste specialistiche i risultati dei suoi studi: da solo
(Evidence and properties of double shell burning stars in globular clusters),
con il relatore della tesi (A parametric approach to the slope of the globular
clusters giant branches) e con un gruppo di docenti e ricercatori
dell’Università di Lecce (‘Mutual relationships between ice mantle and silicate
core properties of interstellar grains’). La scoperta, non solo del parametro
δ0.6, ma anche del fatto che la ricerca scientifica è bella quanto avara con i
suoi amanti, specialmente se questi pretendono di dare uno sbocco concreto ai
propri studi in un lasso ragionevole di tempo, lo induce a correggere la
propria rotta, quanto basta per approdare ai lidi dell’informatica, scienza e
tecnica allora pionieristica. Così, mentre passa attraverso cinque diverse
aziende tra Roma e Lecce, riascolta il seducente canto delle sirene che gli
rammentano come la sua anima – attratta fino a quel momento un po’
dall’umanesimo e un po’ dalla scienza – può trovare un buon equilibrio
affiancando, ad un’attività lavorativa nel segno della logica e
dell’elettronica, uno spazio di tempo libero dedicato alla ricerca storica e
linguistica, con lo spunto di un’identità peculiare propria di una terra
d’origine sospesa tra Oriente e Occidente. Credendo, quindi, di voler conoscere
nomi, cognomi e date importanti di tutti i suoi antenati (e delle antenate),
intraprende una ricostruzione sistematica delle migliaia di famiglie che sono
vissute a Calimera dal Seicento all’Ottocento. Non solo: inseguendo le radici
proprie e della moglie Dolores Greco (che sa bene quali attrattive lo tengono
molte ore fuori di casa, immerso in fondi archivistici o agricoli), finisce per
interessarsi anche del territorio circostante e dei suoi antichi abitanti. Lungi
dal cercare improbabili quarti di nobiltà, scopre che i suoi figli, Giuseppe,
Maria Veronica e Luigi Matteo, hanno inattesi antenati tra arcipreti di rito
greco, mercanti genovesi, scultori, ecc.; e, strada facendo, raccoglie tante
altre notizie – forse riportate come curiosità da alcuni benemeriti parroci
antichi – che si rivelano particolarmente interessanti per la filopatria.
Comincia così a pubblicare questi ritrovamenti, prima connettendoli con una
trama narrativa (A metà del guado – Vicende religiose nella Calimera del
Seicento [Calimera 1988]; Alba di luna sul mare – Tragedia di Roca tramandata
oralmente sull’altra sponda [Galatina 2000]), poi all’interno di saggi lunghi
(I Castriota a Calimera, sul Bollettino storico di Terra d’Otranto 10 [2000]; A
nord di Kunta Kinte: incursioni e rapimenti in Terra d’Otranto intorno al
secolo dei lumi sul Bollettino 11 [2001]) e anche in forma divulgativa (‘Donde
Vrani’, Il Campanile di Borgagne; ‘Belloluogo, un nome che viene da lontano’,
Quotidiano 29/1/2001, 14; ‘Roca, covo di pirati distrutto da Carlo V’,
Quotidiano 4/6/2001, 17). Nel 2002 vedono la luce la monografia Roca – La
diaspora unita nel culto di Maria e il saggio Un buon Lagetto inedito sugli
eventi del 1480-81 in
Otranto sul Bollettino 12, su cui continua, negli anni successivi, la
pubblicazione delle risultanze scaturite indirettamente dagli studi
genealogici: Cronache di altri tempi: tutti i particolari nei registri;
Speranza nell’Essere e certezza del divenire in antichi documenti parrocchiali;
Lingua e rito greco a Calimera e negli altri centri dell’area rocana. Nel
frattempo, si dà corpo allo studio sulla feroce guerra turca, che colpisce le
genti salentine mentre altrove il buio medievale è rischiarato dagli splendori
rinascimentali, dando inizio a incubi plurisecolari che accomunano ancora una
volta questo lembo d’Italia ai destini della Grecia, in un sincronismo perfetto
di morte e resurrezione, fino all’inizio dell’Ottocento. In questo modo,
Daniele Palma si ricollega agli studi iniziali sulle affinità culturali in
senso lato della propria terra con il mondo ellenico.
Info
venerdì 5 luglio 2013
giovedì 4 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
RUTULI’ DI DARIO MUCI (LUPO EDITORE) LIVE IN CONTRADA ARAGONA (TUGLIE) DOMENICA 7 LUGLIO 2013
L’Arci Tuglie, in occasione della
ricorrenza di Santa Maria Goretti, anticipa una delle tappe del Festival “Chè
ca canta storie”, ospitando Dario Muci e l’anteprima del suo nuovo lavoro
discografico “Rutulì – Barberìa e canti del Salento” edito da Lupo Editore.
L’evento si svolgerà in contrada Aragona (all’ingresso di Tuglie venendo da San
Simone) con la cornice di uno dei luoghi più antichi e suggestivi della città, la masseria Aragona e la chiesetta di San
Girolamo, eretta nel 1696 e ormai in uno stato di totale abbandono. Prima
del concerto di Dario Muci, alle ore 21:00, ci sarà un omaggio a Don Dante
Garzia che, con una petizione pubblica, bloccò la lottizzazione dell’area che
ne avrebbe cancellato per sempre il sito storico. Un’analisi storica e più
approfondita verrà esposta da Raimondo Rodia e la serata sarà presentata dalla
giornalista Federica Sabato. Alle domenica 7 luglio 2013 ore 22:00 si apriranno
“le danze” con il concerto di Dario Muci
che presenterà il suo ultimo progetto discografico. RUTULI’ Barberìa e canti
del Salento, è un omaggio agli Ucci (cantori di Cutrofiano) e al repertorio
suonato nelle sale da barba del Salento.
Rutulì - Barberìa e canti del
Salento (Lupo editore). Rutulì rappresenta solo una piccolissima
parte del complesso e variegato patrimonio popolare e contadino. Una forma di
riproposta in cui gli arrangiamenti originali e i testi tradizionali convivono
perfettamente e rendono lo spettacolo dal vivo un’esperienza nuova e
coinvolgente lontana dallo stereotipo musicale estivo e spettacolarizzato. I
canti riproposti fanno parte di quel repertorio della tradizione orale che
attraversa l’Italia, arriva nel Salento, punta a sud, e che raccoglie
soprattutto un cospicuo repertorio di canti narrativi che proviene
prevalentemente dal nord Italia, tipico delle zone alpine. Oltre ai canti hanno
una loro forte presenza gli strumenti a corda, come un fado portoghese o un
classico napoletano. Così come fondamentali nel contesto di questo nuovo
progetto musicale la chitarra e il mandolino, che sono strumenti principi della
barberìa, ovvero la musica delle sale da barba, saloni. Dei veri e propri
salotti dove si potevano anche ascoltare le novità della musica colta, oltre al
repertorio classico di ballabili e serenate.
Hanno suonato alcuni dei
musicisti più raffinati del Salento che hanno accompagnato le voci maschili che
più rappresentano l’identità canora di questa terra: Antonio Calsolaro (arrangiamenti
chitarra e mandolino), Massimiliano de Marco (chitarra, voce), Vito de Lorenzi
(tamburi del Salento), Roberta Mazzotta (violino), Marco Bardoscia
(contrabbasso), Rocco Nigro (fisarmonica), Andrea Doremi (tuba), Antonio
Castrignanò (voce), Giancarlo Paglialunga (voce), Claudio “Cavallo” Giagnotti
(voce), Cosimo Giagnotti (voce). Il disco è interamente dedicato a Uccio
Aloisi, Uccio Bandello e Leonardo Vergaro
Dario Muci - Musicista di musica popolare e ricercatore di
tradizioni orali, Dario Muci, ripropone la cultura musicale Salentina dal 1997,
collaborando con i gruppi più rappresentativi della sua terra (Officina Zoè,
Uccio Aloisi, Salentorkestra, ecc.). Discepolo del maestro Luigi Stifani di
Nardò (barbiere violinista e massimo informatore sul “Tarantismo” in Puglia)
continua a riproporre gli antichi canti acquisiti direttamente dagli anziani,
dai testi etnomusicologici e dalla continua ricerca sul campo. Considerato una
tra le voci giovani più interessanti del panorama tradizionale salentino, ha collaborato
anche in progetti jazz, world ed elettronica cantando con: Paolo Fresu, Ernst
Reijseger, Paolo Vinaccia, Raffaele Casarano, Tenores de Orosei, Marco
Bardoscia, Giorgio Distante, Valerio Daniele, Justin Adams, Julde Camara, Paolo
Rocca, Fiore Benigni, Andrea Stocchetti, Mirko Signorile. Parallelamente alla riproposta è impegnato
alla realizzazione di un secondo volume di materiale etnomusicologico, frutto
di una lunga ricerca sul campo.
Info
martedì 2 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
domenica 30 giugno 2013
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